mercoledì 21 dicembre 2011

disturb#5

(images courtesy of dsb-bonandrini.com)
Fresco di stampa e puntuale come sempre arriva il catalogo DSB. La mano di orme ne firma la grafica e la regia di una parte introduttiva di ritratti realizzati dal fotografo Luigi Ottani.
more info: dsb-bonandrini.com

Un particolare ringraziamento ai ragazzi che hanno posato per le foto: Daniela, Pierpaolo, Matteo, Melissa, Walter, Paolo e Michele. Un grazie anche a Stefano di Biciclista per la collaborazione.
 

martedì 29 novembre 2011

Scatto Fisso Forgood 2011

(images courtesy of biascagne-cicli.it)
Lo si sa. Ogni occasione è buona per parlare di bicicletta. Ma questa lo è ancora di più. Biascagne Cicli metterà all’asta su eBay dal 1 al 10 Dicembre 2011 questa favolosa bicicletta. Il 100% del ricavato verrà devoluto a favore della Città della Speranza di Monte di Malo, associazione che dal 1994 sostiene la ricerca nel campo delle leucemie infantili e aiuta le famiglie.

giovedì 27 ottobre 2011

Singol Cross 2012

Singol Cross
singlespeed ciclocross italian series
Edizione 2012
more info: singlespeed-italy.com

Ritchey Annapurna

Esistono biciclette da montagna che nonostante i tempi, le mode e le credenze rimarranno sempre biciclette da montagna. 
Esistono biciclette da montagna che rimandano il pensiero ad un paio di jeans impolverati e sporchi di grasso. 
Esistono biciclette da montagna che probabilmente sono più di una bicicletta da montagna. 
Una di queste è  l'intoccabile quanto splendida Ritchey Annapurna che velocult.com custodisce nel suo museo. Massima ammirazione.

venerdì 21 ottobre 2011

Trans Provence

(image courtesy of trans-provence.com)
7 giorni, 300 km, 10.000 metri di dislivello up, 15.000 metri di dislivello down, 26 prove speciali cronometrate.

Una grande avventura. La tentazione di iscriversi all'edizione 2012 è tanta...
more info: trans-provence.com

mercoledì 19 ottobre 2011

martedì 4 ottobre 2011

Tour de France 2011 Drawing Zine


Tour de France 2011 Drawing Zine from Yuji Yamada on Vimeo.
Limited edition handmade Tour de France 2011 drawing zine by Yuji Yamada.

Full Colour A5 Zine
20 Pages on 92gsm Matt paper
saddle stitched
Edition of 50, Hand-numbered

lunedì 26 settembre 2011

giovedì 22 settembre 2011

Paris-Brest-Paris


Riceviamo e pubblichiamo il contributo di "Ser Pecora" sulla sua Paris-Brest-Paris 2011.


Me ne sto seduto con una lattina di birra in mano, coi piedi nudi sull'erba, su una aiuola all'esterno del "Gymnase des droits de l'homme" a godermi i raggi del tramonto prossimo.
Lo sguardo cala sulle scarpe abbandonate vicino ai piedi. Vedo la puzza.
I piedi in compenso li vedo, ma non li sento. 2gg fa era un formicolio, ora il niente. Strizzo le dita del piede sinistro continuamente sperando che diano un segno di vita. Invece no.
Tutto attorno gente con la faccia stanca e maglie colorate con su scritto "audax" e "randonneurs" a scelta.
La mia PBP finisce cosi'.
Poi sarà la lotta col sonno sul treno per tornare a casa ed altri 5km di pedalata per molestare ancora un po' giunture e chiappe.
Poi la doccia, una spalmata di crema antidecubito al deretano ed il sonno a volontà.
Con un unico pensiero: al risveglio ci sarà aereo, ore di auto ed un letto d'albergo ad aspettarmi a Sölden, in Austria, per completare questa settimana da 1470km e 15000mt di dislivello. Circa.

Durante i 1230km della PBP ho avuto un gran tempo per pensare al perchè. Perchè si fanno queste "cose"?
Per provare qualcosa a qualcuno? Per provare qualcosa a se stessi? Per bullarsela con gli amici o con degli sconosciuti sui forum? Per cercare di superare una crisi di mezza età? Perchè non si ha di meglio da fare?
In fondo ci sono tanti modi alternativi per passare 90h a rompersi il culo su una sella, lottare contro il sonno e pedalare e pedalare e pedalare.

Lance Armstrong in un'intervista ha detto che andare in bici è il miglior esercizio intellettuale. Cosa resta da fare stando seduti su un trespolo per 5h se non pensare?
Sostanzialmente sono d'accordo, anche se pensare per 90h puo' essere un esercizio tanto doloroso quanto farsi bollire i testicoli per lo stesso tempo stretti in un fondello Assos.
Soprattutto quando si pensa proprio e solo ai propri testicoli bolliti, al culo che chiede pietà ed ai piedi che chissà mai se li percepiro' di nuovo.

I randonneurs più esperti ovviamente ti dicono che no, non si fa cosi', bisogna concentrarsi sulle piccole tappe, il prossimo controllo, i prossimi 100/80/50/20km. Bisogna ragionare per piccoli traguardi, passo-passo.
E sia, cosi' mi ritrovo a pensare che chissà se al ritorno allo stesso ristoro di St. Nicolas du Pelem avranno ancora quella insalatina russa con quel gusto acidulo buonissima che ho mangiato all'andata.
E se non ce l'hanno più? E se arrivo ad un'ora per cui mi saranno offerti solo caffé e la solita roba dolce? Meglio pensare al mal di culo tutto sommato.

O non pensare affatto. E abbandonarsi alle impressioni. Ai suoni, alle luci, i luoghi. Come la scalata al Roc Trevezel, la salita più lunga della PBP sopra Brest. Che intravedo nell'ormai incombente tramonto e tra la fitta nebbia della discesa. Discesa al termine della quale, dopo un labirintico giro per la periferia arrivo al ponte Iroise, con vista notturna sulla città e sulla rada spazzata dai soliti venti tesi che provengono dall'atlantico.
E poi nuovamente la salita nell'inizio del ritorno, in mezzo alla nebbia sempre più fitta, mulinando il rapportino nelle prime ore della notte, mentre in direzione opposta una miriade di luci scendono in fila indiana in picchiata su Brest come degli alieni venuti dallo spazio.

Questo è quello che mi piace delle randonnées: La notte, le notti.
Mai come in bici tutto cambia la notte: la percezione della strada, di quello che ci sta attorno. Pedalare nel buio assoluto della campagna francese ascoltando solo se stessi. Con la strada illuminata dai propri faretti che si mostra davvero come un unico budello di asfalto di pochi metri davanti a noi. Pensate all'inizio di "Lost Highway" di D. Lynch.
Ed attorno solo cose intraviste, che si deformano, si amplificano. Diventando a volte spettacoli surreali di un fascino unico. Come pedalare in mezzo ad un "parco eolico" sotto questi mulini a vento alti 40mt che fanno sibilare le loro pale nel buio. O lo spettacolo indimenticabile di un enorme innaffiatore lungo decine di metri che innaffia il sottostante campo mentre la notte è squassata da lampi, tuoni ed un'incessante pioggia.
Immagini che mi portero' dentro per sempre, con insensata gioia.

Mi piace quest'idea delle randonnées come un viaggio in barca. Si mollano gli ormeggi da un porto sicuro e si prende il largo nella vastità, qui in kilometri lineari, del mare. Con le sue incertezze, i suoi rischi, i nostri dubbi.
Spesso molto reali, visto che non è raro che qualcuno ci lasci le penne, o per errori propri, o per qualche pirata. Non del genere Jack Sparrow, ma di quello molto più infido della strada: di quelli che usano le strade di campagna come autodromi, o girano sbronzi il sabato sera, uccidono e poi scappano.

Ogni controllo è un porto da visitare. In cui fare rifornimento e ripartire. Dove scambiare quattro chiacchere con gli altri marinai. Dove vedere le stesse facce di altri che vanno al nostro ritmo lungo la stessa rotta, e scambiarsi sguardi di simpatia, nonostante vestano maglie che li identificano come provenienti da un altro mondo ("British Columbia Randonneurs"). Ma anche sorbirsi i discorsi di un piemontese, che rassicurato dalla stessa nazionalità e persino dal fatto che condividiamo la stessa "padanità", mi sbrodola addosso tutta la solita solfa del caffè schifoso e della pasta scotta, dell'Italia che è il più bel paese del mondo e degli spagnoli (vocianti qualche tavolo in la) che sono fastidiosi "perchè sono come i nostri terroni".
Ironia della sorte durante la terza notte avrei dovuto fare di tutto pur di liberarmi della compagnia di un altro connazionale, per niente terrone, che per ore ha urlato tutta una sequela di saggi consigli ("steel is good for this" -dandosi vigorosi colpi alla schiena - --o al culo, meglio non saperlo--) ad un giovane tedesco in un inglese maccheronico intermezzati da agghiaccianti "ROTTA!" gridati nella notte. Capendo persino io dopo un pezzo che volevano indicare ogni buca, sassolino, rugosità del manto stradale ad uso di chi seguiva.
Ma che sortivano solo l'effetto di far ridere come un matto il giovane tedesco che mi lanciava sguardi del tipo "ma quanto scemo è questo?", e di far domandare tra di loro due americani di Chicago su what a fuck sto tizio continuasse a gridare. Un giapponese in tenuta Rapha manteneva indefesso il suo aplomb invece. Mentre a chiudere il gruppo ci pensavo io chiuso in un imbarazzato silenzio ed a corrispondere imbarazzati sorrisi al giovine tedesco.

Alla fine pur di ritrovare il mio equilibrio di velista solitario a pedali mi sono fermato al ciglio della strada a bere un caffè di cui non avevo voglia offertomi dalle solite famigliole francesi che si gustano lo spettacolo (?) della PBP lasciando l'allegra combriccola al suo destino. Sicuro che almeno colpi di sonno non ne avrebbero avuti.

Il caffè pero' ha per me un notevole effetto lassativo, che combinato coi rigori atlantici della Bretagna, mi ha costretto poi a più di una sosta in rada.
Consentendomi pero' di farmi due risate mentre espletavo i miei bisogni fisiologici osservando tra le foglie di pannocchia gli altri ciclisti che sfilavano lungo la strada. Un'ilarità fanciullesca.

Come ogni viaggio che si rispetti, alla fine ci deve essere il ritorno.
La rassicurante visione del già visto. Del già conosciuto. Che mi fa alzare la media per la smania idiota di sbrigarmi. Di fare prima. Come se la pena della fine del viaggio dovesse essere abbreviata il più possibile.

Poi l'arrivo. La soddisfazione. I sorrisi degli altri. I "Bravo!" della gente lungo la strada. Come ad un reduce o allo scemo del villaggio che sorride. E quella pazza idea di rimettersi subito in sella, di ripartire. Che si concretizzerà poi davanti al computer, a casa, andando a visitare compulsivamente i siti di ogni manifestazione che abbia kilometraggi a 4 cifre o dislivelli a 5.

Anche se 4gg dopo, a pochi tornanti dal passo Rombo, alla Öetztaler radmarathon, stufo e stanco, mi maledicevo per l'idiozia, per la mancanza di senso di spendere tante energie e fare tanta fatica per fare poi cosa? Come se il mondo avesse bisogno ancor di più di tante energie sprecate, come mulinare in tondo le gambe. A bruciare kili di carboidrati e proteine per portare un trabiccolo in cima ad un monte. Alla faccia di tutto quello che nel mondo meriterebbe davvero fatica ed impegno.

Mentre pensavo questo, al mio fianco, un tedesco spossato quanto me lanciava un sonoro e lungo peto. Senza battere ciglio, continuando a fissare i tornanti con la sua maschera di serietà e sofferenza.
Dall'altro fianco, un italiano (romagnolo o emiliano) su una sbarluccicante Pinarello, sentenziava ad alta voce: "grande! questa si che è una scoreggia, cazzo!"
Di colpo mi è tornata in mente la questione del perchè. Ed una possibile risposta: Borges ha scritto riguardo il viaggio di Ulisse che è come quello del capitano Achab: "è una occulta ed intricata forma di suicidio".

lunedì 19 settembre 2011

giovedì 15 settembre 2011

Cantami o genio delle geometrie rivoluzionarie

(images courtesy of Raffaele Brunaldi)
Cantami o genio delle geometrie rivoluzionarie,
mostrami o guru delle saldature,
guidami o divo della polvere.
Illuminami o zingaro
nel pozzo scavato
della terra di
California.
Antro di
Cemento,
e luce verticale.
Groviglio tubaceo
di alluminee creature.
Covo di saldatrici e tornii
al riparo sotto cenci e legni.
Infernale danza del caos ciclico.
Spiegami perché potendo insegnare
la via ai figli tuoi tutti. Che or poco han da offrire,
te ne stai in opere di manutenzione e varia giardineria.
T’ergi certo a negare la democrazia dell’arte pedalatoria.
Pur concedendo a me un morso di ieri e di metallico sempiterno.




Visita nel laboratorio di  Charlie Cunningham. California, USA
cunninghambikes.com
contributo di Raffaele "UZ" Brunaldi 

DSB website

Foto di azione che si sgretolano in sottili linee di bianco e nero, una scia di toni caldi che le attraversa, l'elegante essenzialità della famiglia tipografica del Lubalin. Un disegno rigoroso quanto elegante creato da ORME per il nuovo sito web di dsb.

martedì 13 settembre 2011

Irlanda

(images courtesy of Los Lobos Touring Club/ Marcello e Ilaria)
... come non segnalare l'invidiabile viaggio a pedali di Marcello e Ilaria in Irlanda. 
Los Lobos Touring Club

lunedì 12 settembre 2011

giovedì 8 settembre 2011

mercoledì 7 settembre 2011

pane quotidiano

(images orme.tv)
Il cortile di Eurobike regala sempre le sorprese migliori. Forse perché inaspettate e imprevedibili. Come questa particolare e per niente scontata interpretazione di Dailybread. Supersubstantialis. Dannatamente elegante. E la cosa che ci piace di più è quanto non sia catalogabile in un segmento. E' un gran pedalare con stile. E crediamo possa bastare.
(foto alta definzione - wallpaper)
more info: dailybreadcycles.net

martedì 6 settembre 2011

ciclocentrico biciclista

(images orme.tv)
Capita anche questo. In occasione di Eurobike, nella nuova collezione degli amici di Biciclista ben tre maglie sono firmate dalla tremolante quanto ludica grafica di orme.tv.
Gusti a parte (ditecelo voi), ci siamo divertiti e li ringraziamo per l'occasione.

Modello numero 1: ciclocentrico.
more info: biciclista.it

lunedì 5 settembre 2011

di parte


Siamo di parte. Come è giusto che sia. Non amiamo tuttavia starcene in disparte, anzi. Così con una piccola valigia di buone e sane intenzioni ci siamo buttati a capofitto nella vorticosa giostra chiamata Eurobike. Un solo problema: dove è finita la bicicletta? Dico sul serio. Una festa senza il festeggiato, uno spettacolo senza protagonista. Un'abbuffata senza prelibatezze. Santi numi. L'oggetto del nostro desiderio, quella fatta di due ruote e alcuni tubi (preferibilmente di ferro). Ora penserete che la voce di quel pensiero ciclocentrico che si firma con la palla stellata inizi a invecchiare e  fare quei discorsi sui bei tempi passati. Può essere. Ma può anche non essere se le motivazioni che seguono vi sembreranno fondate. Fusoliere di aerodinamico carbonio, decorate da grafiche filiformi che avvolgono i telai come portentosi raggi laser lanciati verso lo spazio infinito. Un continuo e insistente invito alla velocità, ad essere più veloci e competitivi e perfetti. Ma il futurismo non era cosa di inizio novecento? E come se non bastasse ecco che arriva la bici elettrica. Ehi, fermi tutti. La bicicletta è sudore e questo dovrebbe essere un credo fondato. Siamo proprio sicuri che anche in un contesto urbano la signora non possa fare 10 minuti di sana attività fisica scegliendo di non prendere l'autobus per andare al supermercato ma pedalare? Per non parlare di come non esiste una bicicletta elettrica che mantenga e abbia quel favoloso ed essenziale disegno stilistico tipico di una bicicletta. Nascono ibridi a metà strada tra una bici da città mal disegnata e un cinquantino anni ottanta. Fornisca libretto e patente, grazie.  Quindi per concludere la carrellata ecco la bicicletta da discesa con un sistema più o meno evoluto di risalita assistita. Beh, a questo punto perché non passare alla moto fuoristrada che mi sembra più funzionale sotto questo punto di vista?
Perché la bicicletta deve per forza partecipare a quella spasmodica rincorsa al rendere tutto più veloce, efficiente e tecnologico? La bicicletta è un oggetto straordinariamente semplice e funzionale fin dalla sua nascita. E' un esempio di genialità senza fili e display. Perché deve diventare sempre più veloce? Agonismo a parte, che comunque è giusto che esista, siamo così sicuri che anche tutte le altre persone in sella debbano correre? E se non sono in grado di farlo con le proprie gambe, ecco che  il ventunesimo secolo gli procura un semplice e orribile motorino elettrico che li renda in grado di sfrecciare? Avete mai pensato che la lentezza della bicicletta possa essere una ricchezza? Incontri, particolari che altrimenti potrebbero sfuggire e la magia di arrivarci con le proprie gambe.
Comprendiamo pure che la bicicletta abbia il suo mercato e che le motivazioni commerciali spingano verso nuovi ambiti, ma è così impossibile creare nuove opportunità senza snaturare l'oggetto a pedali?
Il fenomeno della bici a scatto fisso e la sua invasione urbana degli ultimi anni ha creato un contesto commerciale nuovo ripescando dal passato la cultura della bici da pista, arricchendola e contaminandola con nuove idee e mentalità. Avvicinando tra l'altro tanti giovani alla bicicletta e facendogli conoscere il passato e la cultura del ciclismo su strada e in pista degli anni passati. Ma qui la bicicletta è rimasta pur bicicletta, anzi ha svalicato il confine dell'attrezzo sportivo per sfociare in una tendenza e un, seppur piccolo, fenomeno sociale urbano.

Non vogliamo assolutamente fermare il progresso e la tecnologia. Ma sono cose delle quali crediamo la bicicletta non abbia un così urgente bisogno.

Tuttavia, non facciamo di tutta l'erba un fascio, e qualcosa di interessante ci è capitato tra le mani.
Nei prossimi giorni ve lo mostreremo.

giovedì 25 agosto 2011

18 miles per hour

(image courtesy of 18milesperhour.tumblr.com)
"18 miglia all'ora è la velocità ideale per spostarsi osservando il mondo attorno a noi".
Una giusta osservazione e il sito che oggi consigliamo.
Splendide le illustrazioni a corredo dei testi.
more info: 18milesperhour.tumblr.com


sabato 20 agosto 2011

Val di Funes

Esistono tratti di sentiero così avidi e perfetti da lasciare senza parole. La cosa più semplice è inghiottirli con frenetica ingordigia, per poi riassaporarne a pieno il gusto una volta finita la corsa. Strano, ma è la stessa sensazione che si ripete dopo ogni giro perfetto. 
Val di Funes e la Val di Longiarù - descrizione percorso
photogallery

mercoledì 20 luglio 2011

Niner S.I.R. 9

Impugnando il manubrio Jones, e alzandomi in piedi la trazione era tale che oggi mi sono sentito ragazzino...
Niner S.I.R. 9 (foto alta risoluzione/wallpaper)

venerdì 15 luglio 2011

baffo in piega

Tappa Modenese del "Tour de Fidenz", Merlin Extralight di gran classe, "il baffo" e una curva illuminata dagli ultimi e incandescenti raggi di sole...

martedì 12 luglio 2011

ombra

Quanto mi stuzzica scrutare la mia ombra che pedala. Nelle lunghe uscite in solitaria facciamo grandi chiaccherate. Ogni tanto però desiderei prendesse la sua strada...

lunedì 11 luglio 2011

flowland


Di quanti chilometri di veloce e fluido singletrack avreste bisogno per essere appagati? 

domenica 26 giugno 2011

Serraventosa

Probabilmente ci siete stati o incredibilmente non ci avete mai messo piede. Ma il sentiero che percorre in quota parte della Costa del Sole all'isola d'Elba da Serraventosa a Chiessi è per noi qualcosa di unico. Come pellegrini amiamo recarci almeno una volta l'anno su questo sentiero e lasciare che le nostre narici vengano inondate dai profumi della macchia mediterranea e che i nostri artigli lascino le impronte su un'incredibile traccia sabbiosa che si fa largo tra corbezzoli e rocce di granito. Poi la picchiata che scende con tornanti a sbalzo sul mare fino al piccolo e incantato paese di Chiessi. Per palati sopraffini.

martedì 21 giugno 2011

Sestriere 1911


(images courtesy of flickr/radcore.at)
contributo di Francesco "France" Cerchio
23 maggio 1911, quinta tappa del terzo Giro d’Italia, Mondovì - Torino, 302 km, per la prima volta vengono superati i 2000 metri di altitudine, vince Petit Breton, che corre per la Fiat usando un cambio rivoluzionario a due velocità. La cronaca originale qui.
23 maggio 2011, cent’anni dopo, alla stessa ora, 4,35 del mattino 15 cicloamatori austriaci del collettivo Radcore a cui mi sono unito dopo averli conosciuti via email, partono da Mondovì nella fredda aria notturna, con la strada rischiarata da una mezza luna.
Il percorso si snoda alle prime luci del giorno attraverso l’alta Langa, su e giu nelle colline più aspre, coltivate a nocciole (..quelle della Nutella). Dopo Alba si prosegue nella pianura in direzione delle montagne fino a Pinerolo, dove comincia il tratto più impegnativo del percorso, 55 km per circa 1700 mt di dislivello.
L’idea mi ha entusiasmato subito, ripercorrere un percorso del cosiddetto ciclismo eroico, quello dei primi anni, strade bianche e distanze che oggi sembrano incredibili (i 320 km finali sono quasi 3 granfondo odierne), anche se usando bici moderne e facendo i conti con un traffico che allora non esisteva proprio. Arrivare a Sestriere prima, scendere veloci fino a Susa e poi, al tramonto arrivare a Torino è stata un’emozione forte, soprattutto perché condivisa fino in fondo con un gruppo di ciclisti che in una giornata ho imparato a conoscere e che sono diventati amici con cui voglio vivere altre esperienze di questo tipo. Alla fine la bicicletta ha questo potere incredibile, ti permette di metterti alla prova ad armi pari con altre persone e condividendo lo sforzo, la strada e le emozioni conoscere te stesso e gli altri in modo unico. Però, le lunghe ore passate a pedalare costringono anche a pensare, in questo caso alle diverse esperienze ciclistiche.
Mi è venuto da pensare che i ciclisti moderni sono diventati convenzionali, legati a mode del momento, frutto del marketing. In pochi riescono a concepire una bicicletta non convenzionale e un modo di pedalare diverso dagli stereotipi imperanti. La prova che considero più eclatante è la singlespeed, che è la bicicletta originaria, la più semplice, che quasi tutti considerano un’idea demenziale o interpretano in modo demenziale. Lo stesso quando parli di un giro di 300 km con altri ciclisti, anche molto forti e allenati, la risposta è sempre la uguale, “troppo lungo, troppa fatica, troppo tempo”. L’idea di provarci non viene neppure presa in considerazione. Anche la definizione di Ciclismo Eroico che viene affibiata al ciclismo dei primordi, mi sembra frutto di questa mentalità, senza nulla togliere all’eroicità dei primi ciclisti che erano davvero incredibili. All’Eroica si celebra questo ciclismo, ma poi la maggioranza dei partecipanti sceglie i percorsi più brevi. Una sorta di pantomima del ciclismo eroico. Un mettersi in gioco a metà. Forse i singlespeeder e i randonneur sono i ciclisti che incarnano meglio lo spirito un po’ anticonformista che è connaturato alla bicicletta, mezzo per sua natura non convenzionale e adatto alle più diverse interpretazioni.
Credo che i percorsi lunghi e le classiche del nord europa, anche in versione amatoriale siano gli eventi che anche oggi ci consentono di avvicinarci di più allo spirito originale del ciclismo.
more info: sestriere1911.org

lunedì 20 giugno 2011

child's play


...un fantastico giocattolino. Funzionale e pratico.
Per la rapida ascesa ciclocentrica dei vostri piccoli.
more info: trail-a-bike.com

lunedì 6 giugno 2011

Ahearne La Contessina


Alcune biciclette hanno una lunga storia ancor prima di muovere la loro prima pedalata. "La Contessina" è una di queste. Abbiamo assistito a telefonate intercontinentali, letto in conoscenza email e partecipato a dibattiti che miravano sempre a trovare le migliori soluzioni e i particolari più esclusivi per concretizzare una grande bici da viaggio.
L'abile mano di un artigiano come Joseph Ahearne ha fatto il resto e ci ha saputo stupire. 
E ora al Conte non rimane che portare su grandi rotte la sua "Contessina". Buon viaggio.  
Ahearne La Contessina 

lunedì 23 maggio 2011

Sestriere 1911

23 Maggio 1911, quinta tappa del Giro d’Italia, oltre 300 km e la prima volta della corsa sopra i 2000 metri di quota. Oggi, ovvero 100 anni dopo, il gruppo Radcore celebra l'anniversario ripercorrendo la stessa tappa. L'amico di orme Francesco si è unito all'impresa e ci racconterà di questa lunga giornata in sella. 

mercoledì 27 aprile 2011

Iditarod e Biancaneve


(images courtesy of ausiliapedala.blogspot.com)
La chiamano Biancaneve. E mai soprannome fù più appropriato. E' Ausilia Vistarini. La conosciamo come instancabile pedalatrice. E ora da pochi giorni è la prima donna ad aver percorso l'Iditarod con una bicicletta singlespeed. 32x22 il rapporto, 350 miglia percorse e -38 la temperatura minima. Questi solo alcuni numeri per rendere l'idea.

orme - Una donna. In alaska. In bici. E singlespeed. Potresti spiegare al  resto delle donne come si fa?   

Ausilia - Sono una donna che nella vita di ogni giorno ha tante paure e tante difficoltà. Per non finire dall'analista ho iniziato a pedalare... tutto qui... poi man mano che si percorre la strada si incontra gente, si conoscono nuovi orizzonti, si sogna. Il sogno dell'Iditarod è nato sentendo i racconti entusiasti di un amico che vi era stato, il sogno è cresciuto moltissimo accompagnando il mio compagno Sebastiano negli allenamenti per la sua preparazione lo scorso anno.... e una volta che il sogno si fa così strada "dentro" poi non resta che fare altro che inseguirlo e cercare di viverlo, anche se questo vuol dire sacrifico e rinunce. Perchè in singlespeed?? Semplicemente per complicarmi le cose... e per dimostrare a me stessa di essere in grado di fare una cosa che in tanti mi hanno sconsigliato di fare... c'è più gusto nel riuscirci... e poi adoro pedalare in monomarcia... è tutto più semplice: quando il fondo diventa impossibile da pedalare si scende... ogni ostacolo può essere superato, con calma e pazienza... senza fretta... pedalare in singlespeed mi aiuta a vivere anche il quotidiano in singlespeed.. con una marcia sola, con semplicità  in un mondo che non fa altro che costruire complicazioni...
 
orme - 5 giorni, 50 ore e 50 minuti. In realtà quanto sono durati?  
Ausilia - Ora che sono a casa nello spazio dei ricordi questo tempo si dilata... ma durante la gara è strano... perchè si pensa solo al momento presente... non c'è quello che si è appena passato e non si pensa ancora a quello che sarà... si ottimizza il momento senza il peso del tempo...
 
orme - Toglici una curiosità. In Alaska la birra è in frigo o fuori dalla finestra? 
Ausilia - Assolutamente in frigo, perchè fuori dalla finestra ghiaccia.
 
orme - Come spieghi che l'edizione di quest'anno, la prima a cui partecipi, è stata baciata dal sole? 
Ausilia - Biciclista aveva disegnato per me e Seba una divisa con il profilo di un sole all'orizzonte... pensavo che se il tempo fosse stato così grigio e buio, come nell'edizione dell'anno precedente, vedere davanti a me un bel sole sulla divisa di Seba che mi precedeva  mi avrebbe dato conforto... Il Cielo ci ha fatto il dono meraviglioso di un cielo terso senza nuvole per tutta la durata della gara e il privilegio di assistere al miracolo dell'aurora boreale...
 
orme - Cos'hai pensato spingendo la bici su per il Rainy Pass con Sebastiano  al fianco e tanti amici a casa che pensavano a voi due con quel misto  di apprensione e di ammirazione che solo poche persone sono in grado  di generare? 
Ausilia - Il Rainy Pass era per me prima della gara il mio grande spauracchio perchè nei film che avevo visto sulla gara era sempre stato l'ostacolo più temibile e quello che aveva costretto alla resa molti partecipanti... nella mia testa pensavo (erroneamente... perchè la parte più difficile della gara viene dopo!) che se fossi stata in grado di vincerlo sarei arrivata al traguardo... l'ho affrontato carica di buone energie... l'aurora boreale dopo qualche ora di cammino... il cielo meravigliosamente azzurro nella progressione... il vento che spezzava il silenzio... con Seba che mi apriva la traccia... Quando siamo arrivati al Passo abbiamo gridato forte un saluto alla nostra amica Franca e un grazie a chi era con noi in quel momento... è stato meraviglioso!
 
orme - Lacrime di gioia e di disperazione. Ovvero il momento più emozionante e il più duro della tua avventura. 
Ausilia - Il momento più duro arrivati in prossimità dell'ultimo check point, la casa dei coniugi Petruska, che non sapevamo quale fosse fra la manciata di case sulla collina, quando il mio fisico non aveva più la forza nemmeno di fare un passo e la testa era impaurita per il freddo che non riusciva a controllare...
Il più emozionante a venti km dal traguardo quando un vento a favore alzava un velo di neve che sembrava essere un'onda del mare con il tramonto all'orizzonte...mi sono messa a piangere... una sensazione di leggerezza e gioia senza misura.

 
orme - Di che colore è il freddo? 
Ausilia - E' un meraviglioso azzurro che si perde nel bianco... che esce dal bianco.

martedì 26 aprile 2011

domenica 24 aprile 2011

The shallows, ovvero come la bici ci rende più intelligenti.

Sono un po' stracco ed invece di uscire in bici o fare le ultime gite sciistiche primaverili, mi ritrovo disteso in divano a leggere "The Shallows" di Nicholas Carr. Il sottotitolo dice: cosa Internet sta facendo alla nostra mente" e il sotto-sottotitolo si domanda se Google ci stia rincretinendo. E' un affascinante viaggio dentro le scienze cognitive, un excursus temporale dall'inizio della scrittura (i Sumeri e gli Egiziani) agli hyperlink dell'era digitale. Carr scriva in maniera tecnica ma allo stesso limpida e molto americana, cioè stringata e chiara anche a chi non è del settore (io, per esempio). L'autore racconta il passaggio dalla lettura lineare, cioè libri, a quella definita da uno scienzato ad "F". F vuole descrivere come gli occhi del lettore si muovano seguendo a grandi linee la forma di una F, scansionano cioè la pagina a velocità supersonica passando da una zona all'altra cercando di cogliere il succo del testo senza fermarsi nei dettagli. F sta anche per "fast". Il dubbio è: troppi stimoli ci rendono superficiali e distratti? La risposta è: non ho finito il libro. Mi manca poco però ed in linea di massima posso dire che non stiamo diventando deficienti a causa di internet. Gli hyperlink costringono, se ho capito bene, i neuroni ad un'attività diversa da quella tradizionale, forzando il cervello verso una rimappatura continua. Questa malleabilità cerebrale è chiamata "neuroplasticità" e di fatto permette al cervello di adattarsi alle situazioni. Le cellule celebrali infatti si comportano secondo gli impulsi che ricevono e più ne ricevono, più si adeguano, seguendo quello che uno scienziato, parafrasando il "survival of the fittest" di Darwin, ha definito "the survival of the busiest" (più un neurone è bombardato da uno stimolo, più si adatta). Tutto questo per dire? Che in questi giorni forse farei meglio ad andare a pulire i sentieri dai detriti dell'inverno. Ma c'è un tempo per la bici ed un tempo per la lettura ed in questi giorni prevale il secondo. Foraggiato da una tavoletta di Ritter, mentre ero immerso nella lettura, il mio cervello si poneva la domanda: se vado tanto in bici, gli stimoli che ricevo mi rimodellano il cervello e da stordito che sono, posso forse aspirare alla sanità mentale? Ho qualche dubbio ma visto che da che da qui non mi muovo e visto che sto leggendo se Goggle ci rende stupidi, tanto vale che provi in prima persona. Vado nel motore di ricerca e digito: "is cycling making us smarter?". L'inglese non è per fare lo sborone ma perchè sappiamo che quella lingua è l'esperanto della scienza, la lingua unica della ricerca. I risultati non sono moltissimi ma visto che di hyperlink si parla, hyperlink sia. Ne seguo diversi, due in modo particolare sono interessanti. Uno ha proprio come titolo quello che ho digitato su Google, l'altro è un link contenuto dentro questo post e rimanda ad un articolo del Wall Street Journal. Per farla breve e perchè ho l'improvvisa epifania che sto scrivendo in un blog di bici, cerco di sintetizzare. Scopro che tutte le ricerche portate avanti in questi ultimi anni, concordano che una moderata attività sportiva, come l'andare in bici, ha un effetto positivo sul nostro cervello. Una maratona, no, ma dei chilometri in bici, si. In generale tutta l'attività fisica aiuta il cervello a funzionare meglio, rallentandone il decadimento e rendendolo più duttile ed attento. Uno studio del 2004 pubblicato nei "Proceedings of the National Academy of Sciences" mostra che dell'attività aereobica produce un drammatico miglioramento della memoria a breve termine (traduco dall'inglese "short term memory) che è quella parte del nostro cervello che funziona come la ram del computer. Tutto questo è una grande figata e non posso che meravigliarmi del potere dell'esercizio fisico e del potere della scienza.
Ho poi un momento di smarrimento e penso a cosa dicevano i Romani.
"Mens sana in corpore sano".
Domani faccio il primo giro della stagione.
Ciao.
Marcello.

sabato 23 aprile 2011

La bici e la speranza (nella critica moderna).



Confesso. Sono manicheo. Ho speranza. Ma anche no.
Leggo di una polemica in corso a riguardo la costruzione di un nuovo piccolo centro commerciale in una città vicino a dove abito. La critica più ovvia è che non ha senso offrire altre opportunità di acquisto in una zona che soffre già di eccesso di offerta. Vero ma secondo me il punto è un altro. Le aree commerciali sono di norma al di fuori dei centri abitati, ne consegue che per andare a visitarli la stragrande maggioranza delle persone usi la macchina. Il risultato primo è la congestione delle città, troppe macchine in troppo poco spazio ma credo che il vero danno sia un altro. Senza persone le città muoiono. Può sembrare un sillogismo azzardato, sta di fatto che se non c'è gente che cammina per il centro città per andare a fare qualcosa - comperare il pane, spedire la posta, provare un paio di scarpe, incontrare gli amici al bar - le città perdono ragione di esistere e si limitano ad essere zone di transito per automezzi (andate negli Stati Uniti e capite di cosa parlo). Proprio quando in nord America è in corso un tentativo di europeizzazione delle città, cioè di rendere le vie cittadine un punto di aggregazione, in Italia pare stia avvenendo l'opposto. Invece di rivitalizzare i centri cittadini, si preferisce urbanizzare le periferie con conseguente deleterio fenomeno urbanistico conosciuto come sprawl. Un'estensione indefinita della città, che perde questo nome e si transforma in regione metropolitana, troppo estesa per essere percorsa a piedi o in bici e voilà, siamo un mondo macchinocentrico ed io mi trasferisco all'estero. Copenhagen, secondo il video in apertura, negli anni sessanta era soffocata dalle auto. Per rendere la città più sicura, meno inquinata e più vivibile, si è pensato di riprendere dello spazio dalle strade e di dedicarlo alle bici (street-reclaiming, per voi anglofili). In pochi anni, la bici si è trasformata nel modo più veloce ed efficiente di spostarsi da un punto all'altro della città. L'arteria principale, dove è presente un conta ciclisti elettronico, vede più di 20.000 passaggi al giorno, quasi il 40% della popolazione si sposta sulle due ruote, l'obiettivo è di arrivare al 50% entro il 2015. Questo in barba al tempo inclemente ed al fatto che non si può esibire la propria Porsche. Il video invita alla speranza. Posti macchina vengono convertiti in parcheggi coperti per cargo bike, quelle bici da trasporto che stanno diventando elemento di distinzione neo-radical-chic negli Stati Uniti ma che in Danimarca non sono usati per fare lo struscio ma per portare i figli a scuola. La velocità per le automobili in molte zone è limitata a 30 km/h e dove c'erano posti macchina adesso ci sono panchine e patio dei bar. Il che significa posti dove fermarsi a parlare ed a socializzare e portando avanti il sillogismo di sopra ma al contrario, più le persone, maggiore la vitalità (anche per i commercianti). Morale e banalizzando, la bici è più che una bici. Si sapeva che era un mezzo di trasporto, forse non sapevate che era anche un mezzo di comunicazione.

Ciao.
Marcello

lunedì 18 aprile 2011

Bike Snob NY (il libro)


Nessuna pretesa di fare una recensione. Non sono un critico, non sono critico. Ho letto un libro e volevo discuterne con voi. Libro in questione: Bike Snob NY. Se non conoscete signifca che non fate parte dell'intelligentsia ciclistica.Il solo fatto di conoscere qualcosa nella moderna arte delle pubbliche relazioni di sè stessi, significa dimostrare un senso di appartenenza. Conosco quindi sono (parte di). Poco importa quanto profonda possa essere la vostra conoscenza e quanto insulso possa essere l'argomento. In società la capacità di sapere disquisire di argomenti "cool" vi garantisce una posizione più alta nella catena alimentare.
Il libro si intitola:"Systematically and mercilessly realigning the word of cycling", tipo "sistematicamente ed impietosamente mettendo il riga il mondo del ciclismo". Leggo ogni tanto il suo blog e se posso dire mi sembra un tantino sopravvalutato. Non che non abbia verve ma a me sembra un fenomemo della rete più che un reale caso (socio-cultural) letterario. Ha qualche spunto simpatico ma è logorroico ed io non riesco a finire di leggere i suoi post (mentre posso leggere lunghi articoli di Wired oppure, gasp, interi libri). La prima metà del libro è un po' come un disco dei Midlake. Scorre in sottofondo. E' un po' manieristico nel senso che cerca di essere molto sè stesso, che vorrebbe dire che perpetua e santifica l'immagine che gli altri hanno di lui (o lui di sè stesso). Nella seconda parte, il libro cambia un po' registro. E' più veloce e la sua critica è più incisiva. Mi ha fatto riflettere quando prende in giro chi umanizza la bici e la rende dotata di anima, specificando peraltro che solo bici italiane vintage possono averla mentre un prodotto di massa cinese è destinato a restare un insieme di tubi e nient'altro. Se posso dire, ha ragione. Lo dico contro me stesso, ma come direbbe Emily Dickinson una bici è una bici è una bici. Scadiamo nel demenziale light quando mettiamo un prodotto di acciaio temprato (alluminio/titaninio/carbonio) su un piedistallo e lo veneriamo. In questo senso Bike Snob smonta con una certa efficacia il pensiero ciclistico radical chic di cui pure lui stesso fa parte. Non direi che è un fustigatore di costumi, piuttosto ha una visione distaccata ma partecipe (ossimoro, lo so) del mondo della bici ed in qualche modo ed in qualche momento sintetizza con ironica delicatezza le contraddizioni e le manie di noi tutti. Messaggio finale del libro mi sembra essere: è una bici, non prendetela (non prendetevi) troppo sul serio.
Mi pare tutto.
ciao.
marcello

La Stazione delle Biciclette

Esiste in Italia un negozio che ha come primo argomento la mobilità urbana a pedali e il viaggio in bicicletta. Ma non solo. E' la Stazione delle Biciclette di San Donato Milanese. Siamo rimasti felicemente colpiti dalla loro passione e da una spiccata sensibilità che li vede sempre attenti ad organizzare serate ed eventi che fondono cultura e bicicletta.
Ultimo tra questi, e al quale abbiamo avuto il piacere di assistere, è la serata organizzata all'interno del negozio e dedicata al Nahbs; protagonisti dell'appuntamento Tiziano Zullo, Pitz Cycles e Legor Cicli che hanno intrattenuto una schiera di veri appassionati.

lunedì 4 aprile 2011

Il succo è un altro


Su un passo, nel parco delle foreste del Casentino. Ore 18.45 di un qualsiasi giovedì. "Piano man" di Elton John e Billy Joel diffuso dall'autoradio. Oggi non vale la pena annoiarvi decantando i soliti sentieri. Il succo è un altro. Padre e figlio che al tramonto giocano a carte ascoltando buona musica. In un luogo splendido, e lontano da tutto e tutti. Questa è la scena che ha incrociato la mia pedalata oggi. Caspita.

mercoledì 30 marzo 2011

Tours of Flanders


Gli amici Los Lobos della Bassa sono in partenza per attaccare i 260 km delle Fiandre.
Massimo rispetto!
Qui è possibile seguire la loro impresa.

venerdì 25 marzo 2011

Dalla romagna...

Le foglie in salita scricchiolano sotto le ruote e in discesa lo sbuffare degli ammortizzatori ricorda la veloce corsa di una locomotiva a vapore. Poi il gruppo di daini nel prato, i taglialegna che durante la pausa pranzo dormono nel prato al bordo del torrente. Finalmente il tiepido torpore del sole e i migliori sentieri asciutti della romagna danno il benvenuto alla primavera.
Fiumicello, Premilcuore. Sentiero 307 e 309.

mercoledì 9 marzo 2011

SCAVEZZADEI 2011

(image courtesy of scavezzon.com)
13 marzo 2011 Test ride organizzato da Scavezzon. Imperdibile.
more info: scavezzon.com

martedì 8 marzo 2011

Coppa Cobram 2011

(images courtesy of Flickr- ClaudioFotoAngelini)
Direttamente dall'ultima tappa del Singol Cross, una magistrale galleria di foto in azione scattate da Claudio Angelini.
tutte le immagini qui.