Visualizzazione post con etichetta ciclismo responsabile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ciclismo responsabile. Mostra tutti i post

domenica 27 settembre 2009

Ciclismo responsabile?

Se siete lettori di orme significa che la passione che vi lega alla bicicletta è giunta ormai a livelli allarmanti. Proprio per questo il discorso che stiamo per affrontare probabilmente riguarda anche voi. L'appasionato deviato nel quale ci siamo appena immedesimati non si accontenta di uscir dal garage in sella. Le zone più impervie, che narrano di imprese epiche, per allargare i propri orizzonti, o per incontrare altri appassionati. Bike Resort francesi, svizzeri , austriaci e per i più fortunati anche il tanto ambito Canada. E poi le mecche invernali, quando l'obiettivo è un tiepido tepore per raccontare di aver pedalato con i pantaloni corti tra i corbezzoli. Chilometri e chilometri che non sono pedalati, ma sono percorsi per pedalare. Follia? La trasferta come necessità per placare il nostro bisogno esigente di bici, che non si permette di trascurare la location della nostra impresa. Se nessun dettaglio del nostro scenografico riding è lasciato al caso, lo spot non può essere da meno. Ora se vogliamo essere polemici analizzando la parodia del caso, per prima cosa rischiamo di avvelenare il primato della bicicletta quale attrezzo sportivo nonché mezzo di trasporto dai sani propositi ecologici, visto che sentiamo la necessità di percorrere anche fino a 400 km al giorno in auto per fare un'uscita in bicicletta. L'altra assurdità è di spendere 2 ore di viaggio ad andata, e 2 ore al ritorno per fare un'uscita pedalata di 6 ore. Numeri alla mano stiamo parlando di 400 km in auto per farne circa 50/100km pedalati. E di 4 ore di auto per fare 6 ore di bicicletta.
Dove è finita la strabiliante semplicità della sana sudata in bicicletta? Perchè non essere in grado di apprezzare la strada di collina a due passi da casa, o il breve anello di sottobosco intorno ai campi coltivati?
Ora non vi sto dicendo di scordarvi delle alpi se non ci vivete, o non sto implorando il discesista di non mettere più piedi a Les Deux Alpes. Ne tanto meno sto cercando di intrappolare il vostro spettro di azione ai 100 km intorno a casa. Siamo i primi ad essere dei vagabondi con la bicicletta nel bagagliaio dell'auto. Ma non stiamo esagerando? In questo periodo in cui tutto viene rivalutato in un'ottica di consumo più responsabile dobbiamo anche noi rivalutare quella prima scossa che ci fece innamorare della bicicletta?