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Il fatto che Wassago chiami questa bicicletta con il più illustre "nonsense" scritto in lingua inglese ci fa impazzire. Come wikipedia insegna Jabberwocky è il titolo di un poemetto nonsense scritto da Lewis Carroll (yes, l'autore di Alice nel paese delle Meraviglie) e pubblicato nel 1871 in "Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò".

(images courtesy of Cycles Alex Singer)(foto alta risoluzione)Randonnée. Non è un caso se questo termine francese si è fatto strada a livello mondiale per indicare un tipo di bicicletta da turismo. C'è infatti una grande cultura francese legata alla realtà cicloturistica. Un grande esempio su tutti è il marchio artigianale Alex Singer. Biciclette di un eleganza disarmante che rivalutano anche un concetto di bici da strada opposto a quello italiano di massa che vede la strada come una bici da competizione, cosa che succede anche sulla bassa gamma. Non a caso la strada è chiamata comunemente da tutti bici da corsa. Nella produzione dell'artigiano francese il modello randonneur-sportif è davvero un'interpretazione diversa e amatoriale della strada, senza cadere nell'estremizzazione dell'allestimento da viaggio puro. La specialissima del marchio Singer spesso è allestita con parafanghi, piccoli portapacchi, pompa e magari impianto di illuminazione. Cose indispensabili a chi circola su strada e non è di certo un agonista. La neo-avanguardia della scuola di Portland, e la realtà derivanti del NAHBS e del proliferare di piccole realtà artigianali non hanno il sicuro primato di questa categoria, ma probabilmente traggono ispirazione anche dall'artigianato europeo di questo tipo, che forse oggi non vive lo stesso entusiastico momento del nord ovest americano ma in quanto esperienza può certamente dire la sua.Il tutto per dirvi che le biciclette Alex Singer sono splendide. Senza ombra di dubbio.


Il pneumatico. Per prima cosa permetteteci di chiamarlo più amichevolmente gomma. E' l'anello di congiuzione tra le nostre entusiastiche idee di conduzione e l'ambiente nel quale corriamo. La gomma è il vero punto di contatto, come una puntina di un giradischi che genera la musica, o come la penna di uno scrittore che tramuta le idee in parole su di un foglio. Un ruolo di prestigio. E' grazie a lei che la nostra traiettoria si tramuta in traccia sul terreno, regalandoci per un attimo l'impressione di essere invincibili. Se si tratta poi di freeride pedalato ecco che la gomma ha un arduo compito: deve essere scorrevole per salire in vetta, deve essere robusta per sopportare ogni abuso, e requisito fondamentale deve assecondare il divertimento lungo la discesa senza alcun compromesso. Tra rider e gomma nasce quindi un rapporto di reciproco rispetto e di stretta confidenza. Nella continua ricerca della miglior soluzione ci è stata data la possibilità di testare alcune coppie di Geax Dhea 2.3 TNT. Il montaggio è stato su cerchio tubeless con liquido lattice PITSTOP TNT. La gomma di chiara ispirazione gravity si è dimostrata perfetta anche per le disclipline minori pedalate. La tassellatura minacciosa, e i fianchi rinforzati trovano pane per i loro denti quando si scende, e soprattutto la tenuta in curva è degna di una lamina da sci. Imbarazzante ritrovarsi a tirare le curve come se foste perennemente su una pista da DH. Le Dhea hanno concretamente portato oltre i nostri limiti, regalandoci maggior controllo e sicurezza. La reazione alla frenata è ottima e sbalorditiva. Ma la cosa disarmante è che con queste caratteristiche la gomma mantiene un'ottima scorrevolezza grazie ai tasselli centrali con rampa. L'abbiamo pedalata su dislivelli che in giornata superavano i 1500 metri di salita. Insomma ci tenevamo a dirvi che il dibattito gomma per noi è chiuso, e ora siamo molto più in pace con noi stessi. Per noi diventerà un'abitudine, a voi la consigliamo.