(Image courtesy of aresticcomponents.com) non mi è chiaro del tutto ma sembra che questa arestic sia una ditta giapponese. ne ho trovato da qualche parte una pubblicità che dice japanese engineered da cui deduco che sia giapp. detto questo il sito dice zero ed in effetti i prodotti saranno tutti disponibili dall'autunno prossimo. perchè parlarne allora? mi hanno incuriosito i pedali flat in plastica, trasparente ed in diversi colori. non so se terranno botta ai massacri di un bike park o di una discesa tosta, comunque sia sono piuttosto originali e per darne notizia mi sembra ragione sufficiente.
update:
ho trovato il sito originale e yes, è in giapponese only.l'altro sito è in inglese ed evidentemente per il mercato occidentale e non è ancora pronto. arestic è una ditta bmx con una gamma ampia e variegata di prodotti. interessante.
(Image courtesy of liteville.de)
non sono esattamente un appassionato di bici tedesche. è un preconcetto più che un problema tecnico. ho sempre ammirato nicolai per la sua continua ricerca tecnica ma gli altri mi hanno sempre lasciato un po' distaccato. poco coinvolgimento emotivo, per così dire. al garda see, provincia tedesca in italia, ho notato diverse liteville. a parte il nome abbastanza disgraziato, i telai mi hanno colpito per un approccio form-follows-function nel design. che tradotto in normalese significa: linee pulite e sobrie, grafiche minimalistiche ed un globale senso di sostanza. per me che sono più discepolo del dio gravità piuttosto che amante della sofferenza della salita, il modello più congeniale mi sembra il da poco presentato 901. un freeride, con escursione posteriore da 170 a 200, a seconda dell'interasse dell'ammortizzatore ed anteriore con forcella per lo meno da 160. il sito riporta un peso di 3 kg senza ammo. il che significa un altro mezzo chilo in più con un fox a molla ed il che significa un peso di partenza veramente contenuto. il sistema ammortizzante è un classico 4-bar, il tubo di sterzo è onepointfive e da quello che leggo nel sito, ogni particolare è stato lungamente soppesato (tipo telaio a spessori differenziati, inclusi anchi i foderi bassi, sistema speciale per bloccare la ruota posteriore, etc). l'idea è di offrire un mezzo per tutte le occasioni. non per fare xc, questo è chiaro ma da un allmountain aggressivo in poi, questo, secondo la casa, sarebbe il mezzo ideale. non esiste un importatore italiano, certo non mi dispiacerebbe farci un giro. questo è quanto ed a presto.
(Images courtesy of castellanodesigns.com) 31 maggio e nella migliore delle ipotesi saranno 12 gradi fuori. ed allora? niente, dicevo così. in attesa di avere la forza psicologica per sfidare il freddo pre-invernale di oggi, che ne dite se parliamo un po' di castellano design? silenzio assenso (o assenzio?) per cui continuo. Chi di voi si ricorda le URT? Unified rear triangle, quelle full suspension dove il carro posteriore era un tutt'uno con il movimento centrale. in other words: con le full normali, la parte anteriore rimane ferma, si muove quella posteriore. con le urt invece, come dice mr. castellano himself: "the zorro's patented long-travel suspension responds to the terrain, not pedaling input". cioè il carro essendo solidale con i pedali non risente delle forze generate dal ciclista. è come pedalare una rigida, la catena non viene sollecitata dalla trasmissione e di conseguenza ha un comportamento neutro. questo sistema ebbe un certo seguito nei mica tanto fantastici anni 90. la trek Y per esempio era una urt, così come la ben più esotica ibis szazbo, o sempre della ibis la bow ti, non plus ultra di sboronaggine esotica e per molti ancora bici dei sogni. sta di fatto che il sistema è morto e sepolto a parte che per l'inventore stesso. john castellano da quanto posso capire è un post-hippie nord californiano con una predisposizione "to make things different" (oltre che una laurea in ingegneria meccanica al mit). non so chi siano i suoi clienti perchè mai in vita mia ho visto una castellano, comunque sia questa piccola ditta ha evidentemente una sua nicchia e due modelli, tipo: una pivotless dal sexy nome di fango (così, in italiano)
e un modello urt chiamato zorro. mi prenderei una di queste bici solo per supportare pensatori indipendenti come castellano. per altro potrebbe ancheessere possibile che vadano bene. non ne ho idea ma se volete saperne di più, questo è il loro sito.
Per viaggiare in bici ci sono due opzioni e relative scuole di pensiero: carica la bici, carica il carrello. Ciascuna delle due ha vantaggi e svantaggi. Premetto che posso parlare con solo semi-cognizione di causa. Mentre non ho mai usato le borse, ho un Bob, l’ho usato e funziona. Lo sganci quando arrivi in campeggio; lascia la bici leggera; ha il baricentro basso per cui aumenta la stabilità del mezzo; ed infine è sempre un argomento di conversazione. Per contro: è un peso supplementare ed in salita si può far sentire; è un bordello portarlo in aereo; costa abbastanza (ma alla fin fine non così distante da un set completo di borse di qualità). Sia quello che sia, se vi volete informare, il posto giusto è biketrailershop.com. Buon viaggio.
(video da urbanvelo.org) Ricordate il post nel quale si parlava dell'improvvisa fighezza urbana della fixie? Cioè di come essere un fixie-ato ti faccia d'un colpo diventare una persona a-la-page. E' stupendo dal punto di vista socio-culturale vedere come le idee vengano monetizzate. Non c'è niente di male ed è giusto così ma almeno cerchiamo di essere consci che "we are money". Au revoir.
In stupid white man, Michael Moore tratteggia un esilarante profilo dell’uomo bianco che si atteggia da nero, parla da nero (yo/bro/da/mutafuckka/etc), canta da nero (Beastie Boys) e via stupideggiando. È un bel paradosso considerando che Michael Jackson sta tentando di candeggiarsi con i risultati che sapete. La domanda è: ma a noi cosa? Giusto, arrivo al punto. Il discorso è questo: noi vogliamo essere quello che non siamo o per meglio dire vogliamo avere quello che il nostro vicino ha. L’erba verde etc, proprio quello. Esempio: questa bici qui sotto, una Igleheart fatta con il sudore della fronte e probabilmente ascoltando i Minor Threat in qualche suburbia di Boston, ecco, questa bici è bellissima. Senso del gusto, dettagli, parafanghi battuti, singlespeed, combinazione cromatica, tetto apribile e vetri elettrici. Quello che mi domando è: mi piace perché bella o mi piace perché non è italiana? Se la domanda sembra stupida è perché lo è. Ma seguitemi se potete. Se vado su fyxomatosis e trovo telai italiani degli anni settanta e cambio campagnolo, che per inciso ha presentato il pacco pignoni ad undici velocità, anche quelli mi sembrano belli. Ma??? Secondo voi, gli Stati Uniti sono diventati quello che l’Italia era un tempo? Da un libro che ho letto qualche giorno fa (Talento da svendere di Irene Tinagli, ricercatrice italiana alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh) sembra che l’Italia abbia perso il suo potere di creare. La leggendaria fantasia italiana dov’è? Dove sono le piccole start-up che con coraggio e determinazione portano sul mercato il sogno di pochi magari destinato a diventare il prodotto di molti? Siamo in declino? C’è speranza? Mi devo trasferire a san Francisco? (non credo, al limite a Vancouver). Sono un po’ preoccupato di questa latitanza creativa e non so valutare se: a) dipende da mio preconcetto: b) esiste e preoccupa. Voi cosa ne pensate? Conoscete piccole aziende che innovano? Se si, la mail la sapete ed aspettiamo vostre notizie. Buon fine settimana.