lunedì 22 febbraio 2010

Klein Mantra Race

E' possibile adorare a dismisura una bicicletta soltanto per il fascino che esercita? Gli enormi diametri di Klein e le superfici maestose delle immortali Attitude e Adroit hanno in qualche modo caratterizzato il marchio da sempre, arrivando a definire a pieno diritto una categoria a parte: erano Klein. Se la produzione delle hardtail celebrava la pulizia e la forza, con l'introduzione di un modello ammortizzato Klein entrava nel mondo delle full dalla porta principale regalando agli appassionati sperimentazione ed eleganza.
Tra il 1997 e il 2000 il modello Mantra non poteva di certo passare inosservato nel panorama delle full-suspended. Il sistema era il tanto discusso URT, ovvero unified rear triangle con un punto di infulcro altissimo. 7 pollici di corsa (dico 7... eresia per l'epoca) per una bici pedalabile e che non disdegnava neppure un utilizzo cross country agonistico.
Sicuramente unica. (foto alta definizione)

Klein Mantra Race. Photogallery

giovedì 18 febbraio 2010

Iditarod

(images courtesy of Sebastiano Favaro)
Se per qualcuno il fascino dell'avventura rimane un desiderio sfiorato, è altrettanto vero che c'è anche chi nell'avventura ci si butta a capofitto. Sebastiano è sicuramente uno di questi. Oggi parte per l'Alaska, e lasciamo che siano le sue di parole a descrivere le intenzioni che lo guideranno tra le nevi. In bocca al lupo Sebastiano per questa grande avventura.

L’iditarod è una gara estrema che si svolge in inverno su ghiaccio e neve. Le temperature possono arrivare a -40 ed è importante non perdersi. I percorsi sono due, uno di 560km che cercherò di portare a termine fino a McGrath e un lungo per veri pazzi di 1800 km fino a Nome. Lungo il percorso corto sei check point dove potersi fermare per dormire e mangiare fermo restando la dotazione personale che comprende tutto il necessario per affrontare una notte sotto le stelle... La partenza si terrà il 28 Febbraio ore 14 di Anchorage, qui in Italia sarà mezzanotte. 50 partenti, 10 nazionalità, i mezzi consentiti sono la bici, gli sci o più semplicemente a piedi.
Sul sito alaskaultrasport.com è possibile seguire la gara in diretta.
Io, la mia bici azzurra e il supporto degli amici le uniche certezze che porterò con me. Ci si sente. A presto.
Sebastiano
biciconducimi.blogspot.com

mercoledì 17 febbraio 2010

Argonaut Cycles - William's custom Tricycle

(images courtesy of argonautcycles.com)
Esistono adulti, e mi includono nella categoria, che desidererebbero trasmettere l'amore per la bicicletta ai più piccoli. Una felice intenzione che dà vita ad oggetti come questo splendido triciclo creato da Argonaut Cycles.
Potete leggere tutta la storia qui:
more info: argonautcycles.com

martedì 16 febbraio 2010

Artigiani

Provo ad addentrarmi in un campo che non conosco ma che mi incuriosisce. Declino, disillusione, bicicletta, artigianato. Quattro parole dense di significati. Prese tutte insieme mi spaventano. Provo a sezionarle per vedere cosa contengono. Delle prime due molto si potrebbe dire, fiumi di inchiostro sono stati consumati per cercare di definire il crollo delle ideologie e la “nascita” del post-moderno. Non mi addentro nel campo, troppo pericoloso.
Della terza, la bicicletta, dirò qualche cosa, ma è sulla quarta che mi voglio concentrare. L’artigianato. Su quella voglio provare ad agire.
Provo, mi faccio aiutare dal mio fido e vetusto Zingarelli.
L’artigianato, recita il vocabolario, è l’attività produttiva posta in essere dagli artigiani. Si rasenta la tautologia! E allora chi sono questi artigiani. Sempre lo Zingarelli dice che gli artigiani sono coloro che producono beni o prestano servizi impiegando il proprio lavoro, anche manuale, in maniera prevalente rispetto al capitale investito nell’impresa. Qualche aiutino in più arriva ma non basta. Inizio a capire che questi benedetti artigiani lavorano anche con le mani, producono oggetti. E va bene questo lo sapevo già. Provo allora a farmi guidare dall’etimo della parola. Artigiano contiene il sostantivo latino artes, arti, da cui deriva poi l’aggettivo artènsis, colui che esercita un’arte. La storia si complica e diventa interessante. L’artigiano è una persona che produce degli oggetti con le proprie mani, ma questi oggetti includono un quid che li avvicina all’opera artistica.
Ma che “mostri” sono questi artigiani?
Una prima idea che mi viene alla mente è che questi artigiani sono persone che producono oggetti che al loro interno hanno qualche cosa di speciale.
Difficile da definire, ma molto ricercato, e molto ben remunerato. Non si tratta solo di pagare un oggetto per le ore spese a produrlo, o per la qualità intrinseca delle sue componenti materialia, c’è dell’altro! Dal mio punto di vista quello che rende prezioso un oggetto artigianale è data da un insieme di qualità. Quali sono le qualità dell’artigiano, dell’uomo (o donna che sia) che produce oggetti artigianali?
Secondo me sono tre: la competenza tecnica, la cultura e in ultimo la competenza a “trattare” la committenza. A questo punto devo fare entrare in scena la bicicletta, per cercare di spiegare meglio cosa intendo per qualità. La competenza tecnica. Si tratta di un insieme di conoscenze ad ampio spettro che riguardano operazioni manuali e di progettazione che un artigiano che costruisce biciclette deve possedere. Dovrà conoscere i materiali in modo approfondito, sapere come legarli fra loro, dovrà essere in grado di ingentilire il loro aspetto (verniciatura). Dovrà avere conoscenze legate all’uso del mezzo ciclopedalatorio, dovrà penetrare le geometrie, i loro significati. E questo si può imparare facendolo e studiandolo. Mi fermo qua perché sono troppo ignorante per addentrarmi in uno specifico di cui so molto poco.
La seconda competenza: la cultura. La bicicletta ha una storia di circa un secolo, rispetto ad altre forme di artigianato (penso ad esempio alla creazione di gioielli) si tratta di una storia recente ma che ha, con i suoi oggetti biciclici, colonizzato rapidamene il globo.
Un artigiano che decide di produrre biciclette non può non inserirsi in modo consapevole, e in questo risiede anche la grandezza dell’artigiano, in una storia. Per fare questo serve esperienza non facilmente acquistabile. Anche in questo caso serve studio ed esperienza. A mio modo di vedere più l’artigiano riesce ad appropriarsi in modo consapevole della cultura ciclistica a lui più congeniale più riuscirà a produrre un oggetto denso di valore.
Questo è un passaggio difficile. L’appropriazione di una cultura di riferimento, intesa come modalità di elaborazione di problemi e di ricerca di soluzioni necessita di una grande sensibilità da parte dell’artigiano.
E questo mi serve per avvicinarmi all’ultima competenza: saper “trattare” la committenza. Aggiungerei forse per essere estremo, che il trattare include anche la capacità di costruire una committenza.
Ma fermiamoci sulla gestione della committenza.
Provo a dirlo con le parole di un antiquario belga, Alex Vervoort:
“Quando inizio a lavorare con un nuovo cliente, il mio primo problema è di conoscerlo meglio: lo invito al Kanaal, il nostro showroom in Antwerp, e lo conduco al mio castello dove pranziamo assieme. Chiedo al nuovo cliente un sacco di cose: cosa gli piace e non gli piace, come vive, quanti figli ha. Quando il cliente mi chiede di ristrutturare la sua casa, è per me importante che, alla fine dei lavori, si senta a casa sua. Tramite gli oggetti d’arte, il mio obiettivo è quello di usare la ristrutturazione della casa per fare un ritratto del cliente. Desidero che il mio cliente scopra se stesso. Usualmente divento grande amico dei miei clienti. I miei clienti hanno bisogno di amare l’arte o di essere introdotti all’arte. Gli oggetti con un valore artistico, preminente su quello d’uso, sono molto importanti nel mio lavoro di ristrutturazione degli interni” (tratto da Vervoordt, A. (2008). Designers Tell All. Architectural Digest, 1).
Cosa fa il nostro antiquario di altissimo livello: cerca di analizzare la domanda del suo cliente e per farlo entra in relazione “intima” con lui.
Questo per me è trattare la committenza dal punto di vista di un artigiano che produce oggetti preziosi.
Si tratta di mettere la propria competenza, tecnica e culturale, al servizio dell’esplorazione di una domanda di un potenziale cliente, che vuole un oggetto molto esclusivo.
L’esclusività a mio modo di vedere non risiede nell’essere l’unico uomo al mondo che posside quell’oggetto (ci può essere anche questo desiderio, ma non è centrale nel mio discorso) ma sta nel poter trovare un’interlocuzione che attraverso un percorso di “ascolto competente” permetta al cliente in questione di realizzare il suo sogno.
E l’unico modo che ha per fare questo è quello di accettare il dialogo con l’artigiano. Si tratta di un lavoro complesso che implica due interlocutori molto motivati: l’aspetto economico è solo parzialmente rilevante, visto che i livelli di analisi della domanda da parte dell’artigiano possono implicare diversi stadi di approfondimento.
Ma il nostro antiquario d’alto bordo, dice qualche cosa in più: i suoi clienti hanno bisogno di amare l’arte e di essere introdotti. Una parte del suo lavoro consiste anche nel trovare il modo di “educare” (e-ducere, portare a sé) il cliente all’arte. In questo risiede un nodo importante: l’artigiano con la sua cultura ha la possibilità di educare una committenza al bello biciclistico. Non si tratta solo di un’operazione economica, ma di un vero e proprio lavoro culturale. Lavoro che penso non possa e non debba essere svolto solo dall’artigiano.
In tal senso, penso che Orme, ma forse gli esausti lettori potranno scovare molte altre esperienze similari, cerchi di fare quanche questo: fare cultura intorno alla bicicletta.
Non è facile, può sembrare un lavoro elitario ma a mio modo di vedere non lo è: la ricerca del Bello e la realizzazione dei propri desideri penso siano strade da insegnare ai nostri figli, sani principi contro le derive della disillusione. Capire cosa si desidera e cosa si vuole, e farlo, attraverso la relazione “intima” con una persona (l’artigiano in questo caso) che ci sta ad ascoltare e mette a nostro servizio la sua compenza, penso sia un’esperienza di grande importanza e valore in sé. Se poi produce anche una bella bicicletta tanto meglio.
Si mi direte, ma che cos’è una bella bicicletta? Come è fatta? Non posso che invitarvi a cercare la risposta, ognuno ha la sua: non solo il risultato ma anche il processo attraverso cui lo si realizza è importante.
Lunga vita agli artigiani e ai loro clienti esigenti.
Rimane aperta la questione dei “nodi culturali” che servono per sostenere un lavoro artigianale di questo tipo?
Alla prossima!

Contributo di Emanuele Bruno "Ema" Gandolfo

lunedì 15 febbraio 2010

Ibis Hakkalügi

Non è certo degna del miglior bon ton l'ispirazione che ha coniato il nome Hakkalügi.
Pare infatti che derivi da "hack a lugi" che in inglese corrisponderebbe più o meno all'esortazione di tirare uno sputo per eliminare, con molta probabilità, il fango che ci si ritrova in bocca...
D'altro canto il ciclocross non è competizione, freddo e fango?
Ibis Hakkalügi. (foto alta risoluzione)
Photogallery
more info: ibiscycles.com
Ibis in Italia è distribuito da 4guimp.it
Si ringrazia Idita Bike per la collaborazione.

venerdì 12 febbraio 2010

English Cycles - Special Winter Bike Project

(images courtesy of englishcycles.com)
Di necessità virtù. La necessità sarebbe affrontare al meglio le problematiche invernali, mentre la virtù diventa la dote di trasformare quello che potrebbe essere definito un rimedio per la brutta stagione in un'affascinante sperimentazione che coniuga tecnologia ed estetica.
E' diversa, ma nel suo essere diversa ha colto la nostra attenzione. E ci piace.
Special Winter Bike Project di English Cycles è un'idea che, pur mantenendo la geometria e le caratteristiche della bici da strada, sfrutta diverse soluzioni per affrontare le strade invernali fredde e bagnate. Parafanghini, trasmissione a cinghia (quindi nessun problema di lubrificazione), cambio interno al mozzo, freni a disco e portapacchi posteriore integrato al telaio.
Speriamo piova e faccia freddo.

more info: englishcycles.com

giovedì 11 febbraio 2010

Andy Hampsten & Hampsten cycles

(image courtesy of rapha.cc)
Andy Hampsten. Quanti di voi ricorderanno la sua storica immagine sul gelido passo Gavia durante il Giro del 1988?

Sul sito di Rapha, esclusivo marchio di abbigliamento che si pone contro tendenza al "lycra racing style", c'è un'intervista al campione statunitense che ha saputo farci sognare assieme ad un servizio fotografico che lo vede protagonista sulle strade del Colorado.
(images courtesy of hampsten.com)
Allo stesso tempo - certi che ne siete a conoscenza ma se non lo foste c'è orme per anche per questo - vorremmo segnalarvi che oggi Hampsten è anche un marchio di biciclette che si differenziano per una visione della strada fuori dal coro. Un esempio su tutti il modello Leger della gamma Tournesol. Non perdetevi neppure lo splendido esercizio di stile Tournesol su tema porteur.
more info: hampsten.com